di Gianluca Tartaro - Presidente ODCEC di Tivoli.
La giornata-tipo di un commercialista alle prese con le presunzioni fiscali
Ecco perché io traccio
Un caffè e un giornale non devono essere "nero"
io traccio

Ore 8:30: un qualsiasi giorno di una qualsiasi settimana.
Con il costante pensiero rivolto alle cose lasciate in sospeso la sera precedente, vorrei un caffè, poi edicola, giornale.
Mani in tasca...casualmente... mannaggia!
Urge un bancomat.
Mi avvicino, ancora assonnato, inserisco scheda, digito pin, scelgo importo... esce moneta... ed ora?
Ora...taccuino... matita... annoto nella pagina intestata ad oggi: 0.90 euro caffè + 2.00 euro giornale: residuano in tasca 198,20 euro. Ora finalmente posso consumare il mio caffè e comprare il mio giornale. Coscienza a posto. Mente serena. Tranquillo che nessuno, fino ad ora, potrà dirmi nulla.
Io “traccio”. Io “so” bene che i prelevamenti che eseguo possono rappresentare presunzioni di pagamenti da effettuarsi “ in nero”.
Quindi: “traccio”.
Traccio perché i prelievi non documentati per le imprese ed i professionisti, infatti, possono essere anche considerati come finalizzati a sostenere dei costi “in nero” non dichiarati.
E non solo. Forse anche sanzionabili, si era fantasiosamente ipotizzato: fino al 50% del prelevato, non giustificato. Non “tracciato”. Ecco perché “io traccio”!
Tutto nasce da un piccolo piccolo comma (il 402) di una Finanziaria, pensate un po' voi, varata nel 2005.
Da qui, l’inserimento nella norma “principe” dello Stato, di una quanto infinitesimale ma micidiale norma: se prelevo troppo si presume che i miei “eccessi” di prelievo alimentino traffici ed operazioni in nero da tassarsi al pari di un ricavo.
Sarà! Ma io sinceramente non so se il mio caffè quotidiano o il mio giornale rappresentino un “eccesso di prelievo”.
E, qualcuno mi spieghi, fino a che punto i “prelievi” possono considerarsi rappresentativi di capacità contributiva?
I concetti cardine del sistema tributario nazionale vengono stravolti.
Chi decide cosa, ragionevolmente.
Perdonatemi, ma non riesco a fidarmi della ragionevolezza altrui, anche perché questi ultimi non si fidano della mia.
Ecco perché... io “traccio”.
Sinceramente, e detto fra noi, non credo che i “M.I.B.” smettano di impicciarsi dei nostri contanti e di presumere legalmente quale fetta di essi configuri evasione. Sentenze favorevoli, o meno.
Quindi: io “annoto”.
E se non bastasse?
E se servisse anche una prova?
Ah no!!! NO!
Cambio di rotta. Non basta: allora io “traccio” e “conservo”.
Conservo scontrini, ricevute, chiedo all’edicolante di attestare l’acquisto del giornale, addirittura (perchè io “traccio con prova”) mi faccio anche firmare una ricevutina dal Collega che incontro la mattina al bar ed al quale offro il caffè.
E non lascio nemmeno la mancia. Non posso!
Tiè!
Si rende forse opportuno il ritorno a metodi arcaici di detenzione del risparmio?
“…ma il materasso, il materasso è il massimo che c’è... ”